In un anno salvati dalla spazzatura 12 mila chili di frutta e 7 mila di pane

In un anno salvati dalla spazzatura 12 mila chili di frutta e 7 mila di pane

Maria Chiara Gadda (Iv), prima firmataria e promotrice della legge 166, ieri a Viterbo per presentare le “disposizioni concernenti la donazione e la distribuzione di prodotti alimentari e farmaceutici a fini di solidarietà sociale e per la limitazione degli sprechi”. L’incontro è avvenuto nel nuovo spazio dedicato ai giovani a Santa Barbara, inaugurato il 24 gennaio accanto all’Emporio solidale, e denominato “Il Cielo in una stanza”.

Aruzzolo: “Salvati dalla spazzatura 12 mila chili di frutta e 7 mila di pane”

“È un luogo destinato ad adolescenti e pre adolescenti per attività di formazione e ricreazione”, ha detto Domenico Aruzzolo, presidente dell’associazione Viterbo con Amore, che gestisce questo spazio, oltre all’Emporio solidale. Una realtà, quest’ultima, a cui si rivolgono 280 famiglie rispetto alle 30 di partenza”.
“Abbiamo iniziato il progetto sullo spreco alimentare da tre anni, dal 2020 durante la pandemia – ha spiegato Aruzzolo -. L’anno scorso abbiamo recuperato 12 mila chili di frutta e verdura e 7 mila di pane”.

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Spreco alimentare

Ad accogliere Maria Chiara Gadda c’erano la sindaca Chiara Frontini, l’assessore al bilancio Elena Angiani, i consiglieri comunali Alessandra Croci, Paolo Moricoli, Melania Perazzini e Maria Rita De Alexandris. Tra il pubblico anche diversi ex consiglieri che hanno contribuito negli anni alla nascita dell’Emporio solidale: Sergio Insogna, Aldo Fabbrini e Gianluca De Dominicis. Italia Viva era presente anche con la consigliera regionale Marietta Tidei, con il presidente regionale Felice Casini e con quello provinciale Emanuele Trevi. “Il tema dello spreco alimentare è molto sentito dalla nostra amministrazione”, ha detto Frontini. Idem da quella regionale, ha aggiunto Tidei annunciando una destinazione vincolata in bilancio contro lo spreco alimentare. La legge 166 mette ordine nelle donazioni, ha spiegato Gadda, e “non pone limiti sui prodotti che possono essere recuperati e sul donatore, ma solo sugli aspetti organizzativi che riguardano le modalità di trattamento e di conservazione richiesto dal cibo recuperato”.

Tiziana Mancinelli

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