Scorie nucleari, il Piemonte dice no

Scorie nucleari, il Piemonte dice no

Si fa presto a dire scampato pericolo. Il via libera del governo alle autocandidature dei comuni, inserito nel Dl energia approvato nei giorni scorsi dal consiglio dei ministri, non mette al sicuro la Tuscia dal rischio di dover ospitare la tomba nazionale delle scorie radioattive.

Di fatto non c’è ancora una città disposta o in grado di accollarsi il fardello atomico. Ci sarebbe Trino Vercellese, in Piemonte. Ne hanno scritto tutti i giornali ma la posizione del sindaco Daniele Pane è quantomeno ondivaga.

Pane: “La notizia che sta circolando è priva di fondamento”

“Non ho mai candidato Trino a ospitare il deposito nazionale delle scorie nucleari, sia chiaro a tutti. La notizia che sta circolando è priva di fondamento. La legge che deve decidere dove verrà fatto il deposito non è ancora stata modificata e di conseguenza nessuno sa ancora come e cosa si farà o si potrà fare. Se non sanano prima tutto il pregresso, non esiste nessuna auto candidatura. Come ripeto dal 2015, e come tutti dovrebbero sapere, sul territorio di Trino esiste già un deposito di rifiuti radioattivi, oltretutto in una situazione di non sicurezza. Deposito per il quale sono in corso ulteriori lavori, non solo di smantellamento, ma anche di ampliamento”, dichiarava Pane nemmeno un mese fa, prima che il governo aprisse alle autocandidature, così da aggirare la carta dei siti idonei stilata dalla società statale Sogin (commissariata dal governo guidato da Mario Draghi).

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La Tuscia ha un terzo delle possibilità di diventare la discarica nucleare del Paese

Carta in cui la provincia di Viterbo è presente con ben 22 siti su un totale di 67. Vuol dire che la Tuscia ha un terzo delle possibilità di diventare la discarica nucleare del Paese, dopo esserla divenuta già del Lazio per quanto riguarda i rifiuti “normali”. In altre circostanze il sindaco piemontese ha invece avanzato la propria disponibilità.

 

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