Scorie, Trino fa marcia indietro e la Tuscia ora torna a tremare

Scorie, Trino fa marcia indietro e la Tuscia ora torna a tremare

Scorie, Trino fa marcia indietro e la Tuscia ora torna a tremare. La trottola delle scorie atomiche ha ripreso a volteggiare sulla mappa dei 51 siti idonei, 21 dei quali si trovano in provincia di Viterbo. Sì, perché il Comune di Trino Vercellese – che pur non essendo tra i selezionati dalla Sogin si era fatto avanti – ha ritirato a sorpresa la sua autocandidatura sull’onda delle pressioni degli altri centri delle province piemontesi di Vercelli ed Alessandria, e delle associazioni ambientaliste.

Trino fa marcia indietro

Un’autocandidatura, quella di Trino, che aveva fatto tirare un sospiro di sollievo alle popolazioni della Tuscia, sulla testa delle quali ora torna pericolosamente a incombere la mannaia del deposito nazionale dei rifiuti nucleari. Ma d’altra parte, che il pericolo fosse definitivamente scampato, lo credevano in pochi, sicuramente non le duemila persone che il 25 febbraio scorso avevano partecipato a Corchiano alla grande marcia contro la discarica atomica conclusasi nell’oasi del Wwf di Pian Sant’Angelo. Con la retromarcia di Trino ora nubi scurissime e radioattive tornano ad addensarsi sui cieli della Tuscia e in particolare della zona meridionale.

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Il contenuto della delibera della giunta comunale piemontese

La delibera della giunta comunale piementose è di martedì scorso: “Diversi Comuni sia della provincia di Vercelli che di Alessandria, i presidenti delle due Province e quello della Regione Piemonte nonché alcune associazioni ambientaliste – si legge nel documento – hanno evidenziato di non condividere alcun metodo previsto dalla vigente normativa per l’individuazione del sito idoneo per la realizzazione del parco tecnologico e del deposito unico nazionale tanto che, non solo non hanno supportato l’iniziativa dell’autocandidatura, ma hanno espresso, con differenti modalità, una ferma e pervicace opposizione alla realizzazione dell’opera nel territorio piemontese, evidentemente non comprendendo le motivazioni di urgenza ed esigenza evidenziate ed espresse nella deliberazione approvata da questa amministrazione in data 12 gennaio”.

Massimiliano Conti

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