Le famiglie al Cotral: “I nostri figli impiegano un’ora e mezza per arrivare a scuola”

Le famiglie al Cotral: “I nostri figli impiegano un’ora e mezza per arrivare a scuola”

Le famiglie al Cotral: “I nostri figli impiegano un’ora e mezza per arrivare a scuola”. Dopo Nepi, Monterosi e Castel Sant’Elia, scoppia anche a Civita Castellana la protesta dei genitori degli studenti che frequentano le scuole superiori a Viterbo nei confronti delle corse degli autobus. “La situazione – accusano le famiglie degli studenti pendolari -, è diventata davvero intollerabile per diversi motivi”.

“RITARDI INACCETTABILI”

“Innanzitutto – precisano alcuni genitori -, è inaccettabile che un autobus per arrivare nel capoluogo della Tuscia, partendo da Civita Castellana, impieghi circa un’ora e mezza per percorrere quaranta chilometri di strada. Sappiamo bene che lungo il tragitto ci sono molte fermate, ma il tempo è davvero eccessivo. In secondo luogo non si sa per quale ragione i controlli sui mezzi per verificare il possesso dei biglietti o degli abbonamenti vengono effettuati a località Riello, il che permette a molti, che scendono prima, di aver viaggiato in maniera del tutto gratuita e di aver occupato il posto a chi sta invece in regola con il pagamento. Dulcis in fundo, quando un autobus va in panne per qualche motivo, gli studenti sono costretti ad ammassarsi su altri mezzi alla faccia della sicurezza e della diffusione del Covid, dei raffreddori e dell’influenza”.

“INGRESSI ALLA SECONDA ORA”

“Questa incresciosa situazione – aggiungono -, sortisce conseguenze pesanti dal punto di vista scolastico. Se si ritarda di dieci minuti all’ingresso della scuola i nostri figli sono costretti, per i regolamenti interni, ad aspettare di poter entrare in classe alle ore 9 ossia alla seconda ora di lezione. Ogni giorno quindi perdono le spiegazioni dei professori di molte materie didattiche. Nell’arco di un intero anno scolastico, c’è il rischio che la somma delle ore perse, per motivi a loro non imputabili, superi la soglia prevista dagli istituti, rischiando di incappare in problemi di debiti scolastici o addirittura di promozione”.

Alfredo Parroccini

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