“A Mammagialla calpestati i diritti”

“A Mammagialla calpestati i diritti”

“Le condizioni all’interno di Mammagialla sono terribili”. A sostenerlo, in una denuncia presentata contro la direzione della casa circondariale viterbese, è Lucietta Carnazzo, la vedova di Alessandro Salvaggio, il detenuto strangolato la sera del 19 dicembre scorso da un compagno di cella, Tsvetkov Krasimir Ilyianov.

All’interno del penitenziario, diceva Salvaggio alla moglie un mese prima della morte, le condizioni di vita “sono pessime, denigranti e irrispettose dei diritti dei detenuti”.

“La struttura è fatiscente, le condizioni igieniche lasciano a desiderare”

“C’è freddo la sera, i detenuti sono senza regole, la struttura è fatiscente, le condizioni igieniche lasciano a desiderare”, il racconto del detenuto alla moglie, secondo quanto riportato dal quotidiano Repubblica.

“Nessuno lo ha spostato in una cella di isolamento o lo ha monitorato”

L’uomo che ha ucciso Salvaggio – che aveva 49 anni e che stava scontando una condanna per evasione – qualche giorno prima dell’omicidio aveva preso a calci gli armadietti e le porte senza alcun apparente motivo. “Ma nessuno lo ha spostato in una cella di isolamento o lo ha monitorato”, le ultime parole della vittima alla moglie. Che tre mesi dopo ha deciso di denunciare i vertici del carcere.

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“A Mammagialla calpestati i diritti”

“Aspetto ancora delle scuse da parte dello Stato – dice la vedova – perché è inaudito che un detenuto che sconta la propria pena in carcere, e che prima di essere tale è un individuo, un cittadino e un marito, un padre, un figlio, non debba ricevere da parte degli organi preposti al controllo e alla gestione dell’istituto una minima tutela della propria salute e della propria incolumità e debba pagare con la vita il frutto di errate scelte organizzative e gestionali”.

Pillitteri: “Con la famiglia auspichiamo che la morte di Alessandro Salvaggio accenda un faro sulla drammatica situazione delle carceri italiane”

L’avvocato Giacomo Luca Pillitteri, che difende la donna, aggiunge: “Con la famiglia auspichiamo che la morte di Alessandro Salvaggio accenda un faro sulla drammatica situazione delle carceri italiane e sui detenuti reclusi troppo spesso dimenticati e costretti a delle condizioni di vita indicibili”.

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