Arsenico, la Talete chiede alla Regione lo stato di calamità

Arsenico, la Talete chiede alla Regione lo stato di calamità

Talete ha chiesto lo stato di calamità alla Regione Lazio.

Lo ha detto l’amministratore unico della spa, Salvatore Genova

Le spese per la dearsenificazione sono diventate ormai insostenibili per l’azienda idrica. Lo ha detto l’amministratore unico della spa, Salvatore Genova, in apertura del convegno di ieri mattina all’Aldero Hotel, in cui è stato presentato l’innovativo progetto Life Bioas, che prevede l’utilizzo di bioassorbenti prodotti attraverso la carbonizzazione idrotermale della sansa d’oliva per la decontaminazione delle acque. Un sistema che consentirebbe di abbattere i costi di potabilizzazione fino al 68%.

Primi risultati incoraggianti

La sperimentazione è già partita a Nepi – con risultati molto incoraggianti, ha fatto sapere il manager di Talete – ma di qui a quando i nuovi impianti potrebbero entrare in funzione, di acqua contaminata negli acquedotti viterbesi ne dovrà scorrere ancora molta. Per questo Genova – a fronte dell’arcinota situazione finanziaria in cui versa la società (che sta per accogliere i privati al suo interno) – ha chiesto alla Regione Lazio lo stato di calamità. D’altra parte, che l’arsenico nella Tuscia sia una calamità – considerata la natura vulcanica del territorio – non si sono dubbi.

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Come funziona la dearsenificazione alla sanza di oliva

Ma come funziona la dearsenificazione alla sansa di oliva? Lo hanno spiegato ieri mattina i tecnici delle società e degli enti coinvolti nel progetto Life Bioas, che è co-finanziato dall’Unione europea: Eco Recycling srl, Technosind srl, Alfo Energia srl, Centro di ricerca interuniversitario High Tech Recycling (Htr), Universidade de Évora in Portogallo.

Nuova tecnologia

Il processo converte la sansa di oliva, tramite un’operazione di carbonizzazione idrotermale, in un hydrochar in cui viene disperso un metallo attivo che assorbe l’arsenico disperso nelle acque. Ma la nuova tecnologia non si limita a questo: essa consente infatti anche di produrre energia.

Tre prototipi

I prototipi già realizzati sono tre: quello per la produzione di bioassorbenti è stato installato sul sito industriale della Eco Recycling a Civita Castellana, quello fisso per il trattamento delle acque presso il sito industriale di Talete vicino al pozzo di Varano a Nepi, mentre quello mobile per il trattamento delle acque è stato costruito in Portogallo (Paese come l’Italia alle prese con il problema dell’arsenico di diversi territori) .

Massimiliano Conti

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