Debora Corbi, la “donna zero” dell’Aeronautica

Debora Corbi, la “donna zero” dell’Aeronautica

E’ la “donna zero” dell’Aeronautica. La prima soldatessa d’Italia. L’8 marzo era a Bassano Romano, invitata dal presidente della Casa delle culture, Salvatore Signorello, a incontrare gli studenti della 4D e della 4F del liceo delle scienze umane, nell’ambito della mostra “Il coraggio di contare”, dedicata a 10 donne che hanno fatto la storia.
E la storia l’ha fatta anche lei, Debora Corbi. “’Mi dispiace, non potrai mai realizzare il tuo sogno. In Italia una donna non può diventare militare’. E’ quello che mi rispondevano tutti, dal ministero della difesa allo stato maggiore di Esercito e Aeronautica, ogni volta che scrivevo lettere per chiedere di essere ammessa nelle forze armate – racconta il maggiore Corbi -. Nonostante ciò, non ha mai mollato e di lettere ne ho continuate a scrivere per anni”. Come lei, lo scoprirà solo dopo, altre ventinove donne in Italia.
E’ il 1992 quando tutte e trenta ricevono una cartolina rosa con cui le si invita a partecipare all’esperimento “donne soldato”: due giorni in cui saggiare la vita militare con tanto di giornalisti e telecamere al seguito. Poi più nulla. Ma Debora non molla: fonda l’Anados (Associazione nazionale aspiranti donne soldato) e porta la questione all’attenzione dell’opinione pubblica: per questo suo impegno riceve anche minacce di morte dalle nuove Br. Ma i desideri sono più forti delle paure, lei va avanti per la sua strada e finalmente, il 29 settembre 1999, viene approvata la legge che permette l’arruolamento delle donne nell’esercito. Debora Corbi ha vari primati: è la prima donna a entrare nelle forze armate, la prima a guidare un plotone nel cambio della guardia al Quirinale, la prima militare a sfilare il 2 giugno nella parata ai Fori imperiali.

Maggiore Corbi, la sua famiglia l’ha sostenuta nella sua battaglia?

“Sì, hanno sempre creduto in me e che ce l’avrei potuta fare. Mi hanno aiutata anche economicamente: all’epoca non c’era internet, per cui per portare avanti la mia battaglia avevo bisogno di incontrare di persona chi mi avrebbe potuta aiutare. E questo comportava spese per treni, alberghi, ecc.

L’addestramento delle donne è diverso da quello maschile?

“Assolutamente no. Cambia solo a seconda del ruolo per il quale uno si sta preparando. Io sono una ufficiale, quindi il mio addestramento è stato meno ‘fisico’ e più orientato allo studio universitario”.

Come si è sentita dopo aver ricevuto le minacce di morte?

“Quando la Digos mi ha chiamata per informarmene, ho avuto paura. Partecipavo ai convegni e un po’ mi guardavo intorno ma, forse per la giovane età, o forse per la determinazione, sono riuscita ad andare avanti”.

C’è stata una volta nella quale ha pensato “ma chi me l’ha fatto fare”?

“Mai. Il nostro è un bell’ambiente, ci definiamo una ‘grande famiglia aeronautica’, c’è molto spirito di squadra, per cui non mi sono mai sentita persa. E poi lo ammetto: ho un carattere abbastanza tenace”.

Si è mai sentita “diversa” o trattata diversamente in quanto donna?

“Durante i miei primi sei mesi nello Stato maggiore, essendo l’unica donna che camminava in divisa per i corridoi, mi accorgevo che da lontano si affacciavano per vedermi. Un giorno mi hanno più volte riattaccato il telefono quando sentivano me, una donna, presentarsi come tenente Corbi. Pensavano di aver sbagliato numero o che fossero vittime di uno scherzo. E ancora: la norma dice che, uscendo da una stanza, l’ordine di precedenza prevede che passi per primo il più alto in grado. Invece all’inizio capitava che, per galanteria, generali e colonnelli facessero passare me per prima in quanto donna”.

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