Gli attivisti di Hope dopo il blitz alla Ilco: “Pasqua senza abbacchio non è Utopia”

Gli attivisti di Hope dopo il blitz alla Ilco: “Pasqua senza abbacchio non è Utopia”

Gli attivisti di Hope dopo il blitz alla Ilco: “Pasqua senza abbacchio non è Utopia”. Ogni anno a Pasqua vengono macellati 300 mila “abbacchi”. La medesima sorte sarebbe toccata a Utopia, l’agnellina di appena un mese salvata dagli attivisti del rifugio Hope di Castel Sant’Elia durante il blitz compiuto nei giorni scorsi fuori dai cancelli dello stabilimento della Ilco ad Acquapendente.

La volontaria Elisa: “La piccola piange e cerca la madre”

Utopia è il nome che gli animalisti hanno dato alla cucciola di pecora, che diventerà l’ennesimo ospite del rifugio Hope ma che attualmente si trova dal veterinario per i controlli del caso. “La piccola non è stata ancora svezzata, piange e cerca la madre”, spiega Elisa, una delle protagoniste dell’azione dimostrativa.

“Con il proprietario abbiamo cercato un dialogo”

“Un’azione assolutamente pacifica – sottolinea l’animalista – che per il secondo anno abbiamo voluto compiere alla Ilco. Si tratta infatti dell’azienda di macellazione di ovini più grande d’Europa, dove arrivano agnelli da tutta Italia ma anche da Ungheria e Romania. Con il proprietario, come facciamo sempre, abbiamo cercato un dialogo, non lo scontro, che non serve a nessuno”.

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Camilli: “Gli animalisti fanno il loro lavoro, noi facciamo il nostro”

E’ stato infatti lo stesso Camilli a consegnare l’agnellina nelle mani degli animalisti. “La più piccola del gruppo, che sarebbe stata macellata di lì a breve”.
Da parte sua, Camilli è come sempre lapidario: “Gli animalisti fanno il loro lavoro, noi facciamo il nostro. Rispetto i loro ideali ma noi diamo da vivere e da mangiare a tanta gente”.

Gli attivisti di Hope dopo il blitz alla Ilco: “Pasqua senza abbacchio non è Utopia”

Elisa sottolinea come negli ultimi anni, nonostante i dati Coldiretti segnalino un aumento del consumo di carne d’agnello in occasione delle festività pasquali, la sensibilità degli italiani sia aumentata: “Lo vediamo dalla crescita del mercato del vegetale, speriamo che un giorno sarà possibile celebrare la Pasqua senza abbacchio sulle tavole”.

Benessere animale

Gli animalisti contestano anche il concetto di benessere animale, di cui oggi si parla molto, là dov e esso – dicono – diventa una foglia di fico per le aziende e un modo per i consumatori di lavarsi la coscienza. “Che si tratti di un allevamento biologico e uno intensivo – continua Elisa – il risultato finale è sempre lo stesso: la macellazione. Quello che noi condanniamo è l’utilizzo dell’animale come mezzo per produrre guadagno”.

Massimiliano Conti

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