Il boss della mala romana recluso a Mammagialla

Il boss della mala romana recluso a Mammagialla

Si chiama Giuseppe Molisso, ha quarantun’anni ed è detenuto a Mammagialla quello che viene accreditato attualmente come “il principe” della malavita ro- mana. Così lo ha definito il quotidiano Repubblica, che a Peppe Molisso ha dedicato mercoledì scorso un lungo articolo firmato da Giuseppe Scarpa.

Il boss della mala romana recluso a Mammagialla

Molisso, che sta scontando 14 anni per duplice omicidio, è il braccio destro e anche quello armato del boss camorrista Michele Senese, detto O’ Pazzo. Se quest’ultimo è il re di Roma, Molisso è l’erede a un trono che ha il proprio regno nel quartiere romano col più alto tasso di criminalità, quello di Tor Bella Monaca, la prima piazza di spaccio d’Italia e forse anche d’Europa. Come Senese, anche Molisso viene dalla Campania, terra di fuochi e di camorra, ma è approdato in riva al Tevere quando era ancora in fasce.

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Sarebbe il mandante degli omicidi che hanno ridisegnato il potere criminale nella Capitale

La Procura di Roma lo ritiene il mandante degli omicidi che hanno ridisegnato nella Capitale il potere criminale. Molisso ha scalzato Diabolik, al secolo Fabrizio Piscitelli, “l’irriducibile” della malavita romana, freddato in un agguato il 7 agosto del 2019 al parco degli Acquedotti mentre era seduto su una panchina. Con l’uscita di scena di Diabolik, Molisso si è preso Roma, anche se, come fa notare l’articolo di Repubblica, la Città eterna, dai tempi del “romanzo criminale” della Banda della Magliana, non tollera re.

Giuseppe Molisso è il braccio destro e armato del camorrista Senese

Fatto sta che il presunto killer di Piscitelli, secondo gli inquirenti, risponde al nome di Raul Esteban Calderon. “Molisso lo avrebbe ingaggiato – scrive Repubblica – in almeno tre occasioni per uccidere (o tentare di farlo) ex amici diventati improvvisamente scomodi rivali”. “Peppe e Diabolik erano stati entrambi battezzati da Senese, colui il quale, per polizia, carabinieri, finanza e la Dda della procura – continua l’articolo di Giuseppe Scarpa – muove i fili della droga a Roma con l’astuzia di chi sa che non si deve ergere a imperatore ma a primus inter pares, un primo tra pari, in mezzo alla giungla criminale capitolina servono spalle larghe e un ottimo luogotenente: ecco Molisso.

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