Pestato a sangue per debiti di droga, alla sbarra due trentenni albanesi

Pestato a sangue per debiti di droga, alla sbarra due trentenni albanesi

Pestato a sangue per debiti di droga, alla sbarra due trentenni albanesi. “La vittima identificò il terzo componente del gruppo che lo assalì l’8 febbraio del 2023 guardando un fascicolo fotografico che gli mostrammo”. Questo è quanto ha affermato ieri in aula davanti al giudice Jacopo Rocchi un militare dell’Arma che curò parte delle indagini sul brutale pestaggio avvenuto più di un anno fa a Caprarola per un presunto debito di droga di circa 80 euro.

Alla sbarra due trentenni albanesi

Al banco degli imputati due albanesi, di 30 e 31 anni, difesi dall’avvocato Franco Taurchini, accusati di aver aggredito un 37enne nigeriano insieme a una terza persona, che fu indagata a piede libero. In piena notte gli aggressori avrebbero attirato il ragazzo in una strada defilata fuori dal centro, priva di telecamere di videosorveglianza, dove prima lo avrebbero braccato e colpito con dei bastoni e con un coltello, e poi lo avrebbero minacciato con una pistola a tamburo, utilizzata come oggetto contundente. Dopo averlo massacrato e lasciato a terra, si sarebbero accaniti sulla sua auto con una spranga di ferro.

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Pestato a sangue per debiti di droga

Nonostante le poche forze, il 37enne ebbe il tempo di dare l’allarme e quando i soccorritori sopraggiunsero sul posto lo trovarono sul selciato privo di sensi con il volto tumefatto e lo trasportarono a Belcolle. I medici che lo ebbero in cura gli diagnosticarono fratture ai polsi e ad una mano, oltre a escoriazioni sulle gambe e un trauma cranico e lo dimisero con una prognosi di 60 giorni. Pertanto nei giorni seguenti, il 37enne, assistito dall’avvocato Walter Pella, sporse denuncia. I due imputati finirono in manette due mesi dopo la spedizione punitiva. “Su delega del pm – ha raccontato un luogotenente del comando provinciale – a distanza di due settimane dal fatto mi recai dal 37enne per documentare le sue condizioni fisiche e sentimmo due testimoni intervenuti quella notte”.

Valeria Terranova

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