Si salvano solo le imprese agricole

Si salvano solo le imprese agricole

In 8 anni in provincia di Viterbo si sono perse 2.800 partite Iva, di cui 1.443 imprese artigiane e 1.511 attività commerciali. In compenso le imprese agricole sono aumentate di 150 unità. E’ quanto emerge dall’ultima indagine del centro studi della Cgia di Mestre, che dopo l’annus horribilis della pandemia, il 2020, ha fotografato una certa ripresa degli autonomi.

Solo Roma fa registrare un calo più contenuto

Il saldo 2014-2022 descrive però una vera e propria ecatombe. Le partite Iva bruciate dalla crisi sono state in Italia 495 mila, con una riduzione dell’11,7%. Leggermente meno violento il falò di imprese autonome a cui si è assistito nella nostra provincia (-10,5%). Nel Lazio solo Roma fa registrare un calo più contenuto (-6,5%) mentre al primo posto svetta la provincia di Rieti con un crollo del 12,8%, seguita da Frosinone con l’11,4% 4 e da Latina con il 10,7%.

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Si salvano solo le imprese agricole

Più preoccupante la flessione registrata nella Tuscia nel settore dell’artigianato, da sempre spina dorsale dell’economia provinciale. Il calo percentuale è pari al 14,8%, di poco sotto la media nazionale (-15,2%) mentre sul fronte del commercio la perdita si attesta intorno al 12,5%, in questo caso ben 3 punti e mezzo sopra la media italiana. L’unico settore che registra un certo fermento è, come detto, quello dell’agricoltura: le imprese sono aumentate nell’arco di 8 anni di 150 unità, pari al 3,1%, a conferma della vocazione viterbese, unica provincia del Lazio a far registrare un segno più. A livello nazionale il calo è stato invece del 7,5%.

L’indagine della Cgia di Mestre

Se si restringe il campo agli ultimi 3 anni, tuttavia, il trend negativo si inverte. “Dopo il 2020, anno in cui è scoppiata la pandemia, il popolo delle partite Iva è tornato ad aumentare e oggi la platea è stabilmente sopra i 5 milioni di effettivi – scrive l’ufficio studi della Cgia di Mestre -. Al 31 dicembre scorso, infatti, contavamo 5.045.000 lavoratori indipendenti e sebbene il numero sia in leggero aumento rispetto a quattro anni fa, va segnalato che rimane ben lontano dai 6,2 milioni che registravamo agli inizi del 2004”.

Massimiliano Conti

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