Maggioranza, Frontini appesa a un voto

Maggioranza, Frontini appesa a un voto

Maggioranza, Frontini appesa a un voto. Il piano ora è quello di evitare di andare in Consiglio il più possibile e trattenere gli scontenti: Gioiosi e Poggi in primis. Con l’addio di Letizia Chiatti, i consiglieri frontiniani si sono ridotti a 18, un numero che nasconde una marea di pericoli. Il percorso sarà quanto mai tortuoso e il rischio di andare a sbattere per l’amministrazione ora è concreto. Perdendo un altro consigliere, i civici si ritrovano ad avere il numero legale per le sedute di Consiglio, ma sono esposti a rischi clamorosi in caso di votazioni divisive. Se invece la soglia dovesse ridursi a 17, a quel punto una maggioranza non ci sarebbe più e la sindaca dovrà prenderne atto dimettendosi. Insomma, uno scenario complicato ed impronosticabile all’indomani delle elezioni, quando ormai sembrava cosa fatta addirittura il secondo mandato.

LA SINDACA HA UN PIANO

Ma come fare per evitare un epilogo del genere? Il piano, se così si può chiamare, è il più scontato: ridurre al minimo sindacale le votazioni in Consiglio, limitandosi ai casi imposti per legge. Ma non tutti i pretoriani rimasti sono favorevoli, in quanto questo vorrebbe dire esautorare l’organo di massima rappresentanza della città. E poi, l’opposizione – quella di centrodestra – cercherebbe di lavorare ai fianchi chiedendo quante più assemblee straordinarie possibili, così da aspettare il passo falso dell’amministrazione. Non pare percorribile, ad oggi, nemmeno un’apertura del governo al Partito democratico, che verrebbe considerata come un alto tradimento dei principi anti-partitici che hanno portato Viterbo 2020 alla guida del Comune. Una soluzione potrebbe essere quella di un rimpasto, che però significherebbe far entrare in Consiglio qualche candidato ormai in rotta con la sindaca. Dire che Frontini abbia le mani legate sembra quasi riduttivo viste le circostanze, e pensare che il peggio deve ancora venire.

Mattia Ugolini

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